ANNA FOUGEZ

ANNA FOUGEZ (pseudonimo di ANNA MARIA PAPPACENA). Attrice di varietà italiana, nata a Taranto 1896, morta Santa Marinella, Roma, nel 1968.

Di famiglia agiata, rimase orfana a 6 anni, e fu adottata dagli zii che favorirono la sua precoce vocazione per il teatro. Debuttò a 8 anni a Ventimiglia con un numero di canto in cui riscosse un notevole successo; il pubblico la dichiarò emula di Eugénie Fougère (canzonettista francese che furoreggiava allora in Italia) e in seguito a ciò la Fougez decise di prendere il suo come nome d’arte. Proseguì la sua fortunata carriera di fanciulla prodigio al Gambrinus di Milano; poi, preceduta ormai da ottima fama, fu scritturata all’Umberto di Napoli. Il suo successo fu pieno: a soli 9 anni era già contesa dai principali teatri di varietà napoletani.

A Messina, al Teatro Mastroieni, si esibisce in un repertorio di canzoni napoletane e nell’operetta I Milioni di Arlecchino di Drigo: la sua verve, le sue qualità di interprete e soprattutto la sua prontezza di spirito nel replicare ai motti salaci del pubblico, già fanno presagire la diva di domani.

A 16 anni appena, la Fougez è a Roma, al Trianon. La sua personalità è ormai ben definita e il suo corpo longilineo e ben modellato suscita l’interesse del pubblico maschile e l’invidia delle colleghe. Gli spasimanti respinti cominciano ad osteggiarla e giungono a organizzare gazzarre, durante i suoi numeri, alcune delle quali rimaste memorabili: abbaiamenti, applausi fuori tempo, ironici singhiozzi (in particolare al Trianon, al Politeama di Genova, al Modernissimo di Bologna). Tuttavia la carriera della Fogez procede spedita, stimolata anziché ostacolata, da quelle stesse gazzarre.

L’ATTRICE DI VARIETA’

Nel 1919 è già all’apice della gloria, ed è l’attrice di varietà più pagata d’Italia (300 lire per sera); è di quest’anno Vipera di E. A. Mario, che ancor oggi resta legata al suo nome. Dal 1918 al ’20 svolge anche attività cinematografica: Le avventure di Colette (1918), L’immagine dell’altra (id.), Come re Candaule (1919), L’Ultima recita di Anna Parnell (id.), La Serenata di Schubert (1920), Il fallo dell’istitutrice (id.), Fiore selvaggio (id.), L’Oltraggio (id.), Senza colpa (id.).

Scritturata come “stella” all’Alhambra di Parigi, vi canta canzoni napoletane (Putatella di Bovio-Buongiovanni fu il suo maggior successo parigino): vi tornerà in seguito altre volte, sempre per brevi scritture e qui si legherà di sincera amicizia con Mistinguett.

Intorno al 1920-24 la Fougez è in Italia la diva del varietà per eccellenza; la sua personalità inconfondibile è fatta di sex-appeal, di eleganza,di buon gusto; si presenta alla ribalta in abito da sera e mantelli di pelliccia, con grandi ventagli, sempre accompagnata da una sua marcetta introduttiva: “Anna Fougez, signor vi si presenta qua, per danzar, per cantar…”. Nel 1928, da tempo desiderosa di una compagnia propria, Anna Fougez decide di creare un genere di spettaecolo che emulasse la grande rivista francese, ed organizza la compagnia “Grande Rivista Italiana”, insieme con l’impresario Angelo Bigiarelli e con René Thano, cantante spagnolo e gran virtuoso di tango, che divenne in seguito suo secondo marito.

Tre furono gli spettacoli dalla G. R. I.: Trionfo italico (Roma, T. Quirino, 12 dicembre. 1928), Donne, ventagli e fiori (dicembre. 1928) e Si vede tutto (1929). Si trattava di riviste spettacolari, basate su una serie di numeri musicali e di quadri accuratamente coreografati, con gran fasto di costumi e di scene che suscitarono il favore del pubblico e della critica. La G. R. I. compie negli anni seguenti tournée in tutte le principali città d’ltalia. La fastosità, forse più che la qualità dello spettacolo, continua a piacere, mentre la popolarità della Fougez va poco a poco affievolendosi. Ritiratasi dalle scene visse fino alla morte nella sua villetta di Santa Marinella.

La Fougez creò un nuovo tipo femminile nella storia del varietà italiano: slanciata, fine, elegantissima, piena di verve e di grazia, ella era l’opposto delle stelle che fino allora avevano calcato le tavole dei palcoscenici, prosperose, spesso volgari nei loro abiti chiassosi e luccicanti di paillettes. Il pubblico era attratto dalla sua personalità che, sotto alcuni aspetti, si avvicinava a quella di Lyda Borelli, della quale anzi la Fougez imitava molte pose (languori, capelli sciolti, abiti scuri e aderenti, ecc.). Contribuì così a creare quel tipo donna caro ai pubblici dei tabarins nel primo dopo guerra, fatto di scetticismo spicciolo (è di quegli anni anche Scettico blues portata al successo da Gino Franzi) di falene notturne.

2018-02-02T20:35:10+00:00