COMMEDIA DELL’ARTE

E’ il teatro comico e profano degli attori italiani di mestiere tra il Cinquecento e il Settecento. Questo nome venne scelto dagli stessi comici per riscattarsi, attraverso la dignitosa parola, dal disprezzo dei moralisti dell’epoca, che chiamavano costoro “buffoni” o “istrioni” e li accusavano talora di stregoneria. La morale dell’epoca disprezzava gli attori professionisti e, con essi, quella necessaria sostituzione di persona che è alla base del giuoco dell’attore. Venivano accettate solo le rappresentazioni auliche dei dilettanti, come svago occasionale. Il nome venne poi definitivamente assunto dagli storici del IX e XX secolo, quando si avvertì definitivamente il valore e l’apporto insostituibile dato dalla Commedia dell’Arte alla drammaturgia e all’arte scenica moderna. In Francia fu generalmente chiamata “commedia italiana”, per contrapporla all’illustre teatro della tragedia e della commedia letteraria.

I personaggi sono spesso caratterizzati attraverso le maschere, senza che questa tipizzazione fissa impedisca all’attore una sua individualizzazione del personaggio attraverso le improvvisazioni, che sono una delle caratteristiche principali della Commedia dell’Arte. Vecchi, innamorati e servi sono i tre gruppi principali dei personaggi dell’arte; si aggiungono poi alcuni personaggi complementari o occasionali. Vecchio per eccellenza è il Magnifico, Pantalone dei Bisognosi, mentre servo per antonomasia è Zanni. Ma i personaggi dell’arte amano reduplicarsi, e intorno a questo incontro di Zanni e di Magnifico, che ha un evidente significato sociale, appaiono altri personaggi appartenenti alla stessa categoria: un Dottore, Balanzone, ma anche Tartaglia e altri simili, mentre lo Zanni si sdoppia in Brighella, Buffetto, Beltrame e nel più illustre Arlecchino.

L’ATTORE DELL’ARTE

L’attore dell’Arte, per rendere più avvertibile il gioco dell’improvvisazione, si presentava sempre con lo stesso costume caratteristico e parlava sempre lo stesso linguaggio, allusivo di una particolarità regionale, cui si voleva far capo per colorire il personaggio.

Quanto al costume, la fissità è un elemento ben noto agli attori comici di ogni tempo: qui occorre aggiungere, per completare la nozione d’insieme, che il quadro dell’Arte era stupendamente armonizzato anche nei colori delle vesti, come nei toni della lingua, passando dal rosso e nero di Pantalone, al bianco e verde di Brighella, al nero di Scaramuccia, alla sbrindellata fantasmagoria di Arlecchino.

La Commedia dell’Arte scompare con Goldoni, non senza tuttavia lasciare segni profondi nel nuovo teatro. Sopravvivono le tradizioni popolari che avevano accompagnato il suo sorgere: soprattutto quella dei ciarlatani e delle maschere, arricchite da nuovi tipi come Gerolamo, Gianduia, Facanapa e Pulcinella, che fanno sussistere il repertorio della Commedia dell’Arte nel teatro popolare dialettale.

L’insediamento nel 600 in Francia modificò profondamente il carattere della Commedia dell’Arte. Mal comprendendo l’italiano, il pubblico esigeva spettacoli sempre più impostati sul virtuosismo degli attori e sul mimo. S’instaurò così, a poco, il regno del grande attore, che distrusse l’armonia delle rappresentazioni fondate sull’equilibrio dell’intreccio e degli elementi comici, del lirismo oratorio e dei lazzi.

Il pubblico ben presto volle che gli attori parlassero francese, dal 1682 si cominciarono a introdurre scene francesi negli scenari, quindi autori francesi presero a scrivere lavori per gli italiani. Gli autori cominciarono a ricorrere alla satira d’attualità e le scene vennero invase da versi, canzoni e macchine, trasformando le commedie in operette.

Tuttavia, di fronte al realismo francese, la Comédie-Italienne rappresenta ancora una volta il momento dell’illusione, dell’evasione e della poesia e contribuisce a raddolcire la violenza della satira, propria della nazione transalpina.

2017-12-12T15:09:50+00:00