Il fascino inquietante della Grande GuerraI

Già nel primo anno delle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale assistiamo ad un enorme proliferare di iniziative commemorative in tutta Europa, prevalentemente, ma è naturale, nei paesi che ne uscirono vincitori. L’Italia è tra questi e anche se nel 1914 fu neutrale, partecipa intensamente con mostre, produzioni editoriali, conferenze, spettacoli e via dicendo.

Ci chiediamo due cose: potrà durare per quattro anni questa intensità?

Perché questo interesse capillare e diffuso tra soggetti di estrazione, cultura e pensiero sociale e politico estremamente diverso? Perché questo “massacro”, a differenza di altri massacri, spinge cosi tante e diverse persone ad occuparsene, quasi l’argomento avesse un fascino perverso?
Alla prima domanda risponderanno i fatti, ma non è importante; vedremo.
Alla seconda, invece, che abbiamo posto più volte durante le numerose iniziative che portiamo avanti, ci siamo sentiti rispondere in modo molto articolato, ma, a nostro avviso, non sempre convincente.

Ci è stato risposto:
“Bisogna ricordare la guerra e i suoi orrori per costruire la pace”.
“Quasi tutte le famiglie sono state coinvolte direttamente con un parente”.
“La grande guerra ha completato l’unità d’Italia”.
“E’ stata una guerra eroica vinta con l’eroismo”.
Tutto vero, certamente, ma non basta. Se escludiamo le risposte che denunciano una volontà di propaganda militarista, anche le altre spiegano solo parzialmente. Non spiegano ad esempio perché non ci limitiamo a iniziative commemorative, ma andiamo a visitare i siti, raccogliamo oggetti e memorie, insomma, ne parliamo.

Io credo che arriveremo ad una risposta o a delle risposte a questo quesito se avremo il coraggio di essere obiettivi e cioè:

  • sgombreremo il campo da tutti gli atteggiamenti ideologici; celebrare la grande guerra chiedendo di cambiare nome a Piazzale Cadorna non serve e porta a nulla, serve solo a dividere, quando, invece, questo centenario dovrebbe servire ad unire; Cadorna rimane un protagonista negativo di questo conflitto e l’intitolazione di una piazza non gli toglierà mai la sua fama di fucilatore di fanti;
  • ammetteremo che questa guerra ha avuto anche degli effetti positivi come di unire il paese dal punto di vista sociale e linguistico;
  • ammetteremo che quasi tutti gli intellettuali, anche quelli progressisti ed i mezzi di informazione si schierarono compatti per l’intervento ed anche per questo e per altro fu una guerra decisa da pochi, ma voluta da molti;
  • ammetteremo la spinta romantica ed illusoria degli irredentisti;
  • ammetteremo insomma tutti gli elementi che resero epico questo conflitto, senza togliere nulla al fatto che tutta una serie di percezioni sbagliate, anche se in buona fede, lo resero, purtroppo, possibile.

Quindi, per favore, basta slogan come “svuotiamo gli arsenali, riempiamo i granai”, che non tengono conto che, purtroppo, la violenza e, quindi, anche la guerra sono connaturali alla natura di molti uomini. Se vogliamo veramente ricordare la guerra per costruire la pace dobbiamo innanzitutto conoscere e capire. Se poi serve scherziamoci anche sopra, senza timore di alcuna censura.

Ce lo insegnava Sergio Tofano, l’inventore del Signor Bonaventura, quando nel 1937 diceva:

”Per carità, niente quadretti familiari, niente bozzetti patriottici…..; non storie lacrimevoli…… E soprattutto nessuna preoccupazione moraleggiante ed educativa…. Facciamoli ridere, vivaddio”.

Per partecipare al dibattito inviare una mail a ginofranzi@gmail.com