IL VIAGGIARE OBBLIGATORIO

Spero che dopo questa vicenda del coronavirus molte cose non tornino più come prima.

Ci ho pensato rimettendo in ordine l’archivio storico teatro musicale della Compagnia e rivedendo uno spettacolo messo in scena agli albori: Tango delle geishe, l’esotismo patriottico del primo Novecento e di cui vi propongo uno spezzone.

Anche negli anni ’20 e ’30 si sognavano terre lontane, ma pochi potevano permettersi di visitarle. Quindi si immaginava e basta un mondo in realtà molto diverso, che così si conservava nelle sue tradizioni.

Oggi una massa informe, fiera della propria ignoranza delle tradizioni dei popoli e delle fisicità geografiche, si riversa ovunque per una semplice attrazione dell’ignoto. Il danno è duplice: la perdità di identità delle popolazioni locali dietro il miraggio di facili guadagni e, come regalo a casa, tra altre cose, anche la diffusione mondiale di un virus.

Vorrei non vedere più gli zombi che deturpano di grafiti la tomba di Giulietta, non sapendo neppure che è falsa.

Stefano Modena