La vera storia di San Valentino

Ma tutti voi che festeggiate questa giornata degli innamorati, sapete a quale tradizione vi rifate?
Nell’antica Roma si celebrava la festa di Lupercalia, una simpatica lotteria a sfondo amoroso e sessuale: i nomi delle giovani vergini da fecondare e quelli dei giovani aspiranti erano posti in bigliettini dentro due appositi contenitori; due fanciulli pescavano a turno un bigliettino formando così le coppie che avevano a disposizione un intero anno, fino alla nuova celebrazione, per provvedere alla fertilità di tutta la comunità. Era una bella festa, con anche degli interessanti risvolti pratici. Cosa c’entra allora San Valentino. C’entra, c’entra, purtroppo. Nel 3° secolo dc Valentino era vescovo di Terni. Nel 273 l’imperatore Claudio II l’aveva condannato a morte e giustiziato, ma, prima di salire sul patibolo, Valentino lasciò un bigliettino indirizzato alla figlia non-vedente del suo carceriere, Asterio, di cui si era innamorato, che ella, miracolosamente, potè leggere. Vi era scritto: Dal tuo Valentino. Naturalmente la Chiesa Romana, appena giunta al potere, ha pensato bene di sopprimere la piacevolissima festa di Lupercalia, per sostituirla, con questa tradizione di scambiarsi messaggi d’amore, in nome di un legame licenzioso tra un vescovo ed una giovane fanciulla cieca.
Ogni ulteriore commento riferito ai moderni costumi dei vescovi è superfluo.

Il Presidente

Stefano Modena

2018-02-14T16:35:51+00:00