Il simbolo di Gino Franzi e della Compagnia Gino Franzi è il frac, molto ben descritto in questa poesia di Michele Galdieri scritta pe Carlo Dapporto.

Ma poi che cosa è un frac?
Un indumento astratto
Che certo fu inventato
Da un sarto mezzo matto.
Vuol essere un cappotto
E dietro è lungo e austero
Però non ha il coraggio
D’esserlo per intero.
Vuol essere una giacca
Ma gliene manca un pezzo
Per cui ha un’aria frivola
Come un pettegolezzo.
Gli attaccano i bottoni
Bellissimi a guardarli
Però servono a tutto
Men che ad abbottonarli.

È l’abito da gala
Da ballo da banchetto
Ma quando te lo metti
Fa sempre un grande effetto.
È l’abito follia
La fiera del non senso
Difatti mentre è l’abito
Di gente d’alto censo
È la livrea dei servi
È l’abito impazzito
Che gode a far confondere
Chi serve e chi è servito.

Eppure questo briciolo
Di chic ha una magia
Da all’uomo della rondine
La coda e la poesia
Tranne che chi l’indossa
Non abbia un po’ il pancino
Che allora l’uomo rondine
Sarà l’uomo pinguino.

Che cosa è questo frac?
Un verso di canzone
Petrolinianamente
Cantata da Gastone?
È il ghigno di un filosofo
Sbronzato di cognac?
Se ricordate scettico
Lo si cantava in frac.
Cos’è l’addio di un’epoca
Di fior nati nel fango
È Ghione Za la Mort
È il brivido di un tango?

Addio spendido frac
Addio vecchia marsina
Che c’è sembra una lacrima
Ma no è naftalina.